| Questa cappella si trova poco lontano da piazza S.Giovanni Battista.Fino al 1984 era accorpata alla settecentesca abitazione del dottore in legge Oronzo Melle (1729-1803).Nella casa posta di fronte alla cappella vivevano i due fratelli sacerdoti di Oronzo, Pasquale e Michele. Quest'ultimo, per gravi problemi di salute e di vista, nel 1781, chiese al sovrano, Ferdinando IV di Borbone (1767-1825), di erigere una cappella per officiarvi le sacre funzioni del proprio ministero. Tale richiesta ricevette il reale assenso sicché la cappella fu edificata due anni dopo, come ricorda la tabella, quasi interamente coperta da scialbature di calce, apposta sull'ingresso, con un'aggiunta: A.D.1783 / QUI NON SI GODE ASILO per avvertire, chi con la giustizia avesse conti in sospeso, di non potersi colà rifugiare. Lo stile architettonico è tardobarocco e anche per questo il piccolo edificio si distingue nella quasi uniformità del tessuto urbanistico del paese. Il disegno del lucernario ben s'accorda con le linee e il disegno della facciata. Poche, sobrie ed eleganti le decorazioni interne, con una sorta di piccolo presbiterio che marcatamente distingue l'altare dal resto dell'ambiente voltato a crociera (secondo la tecnica artigianale locale). Una nicchia, nel muro destro, accoglie la statua di S.Luigi Gonzaga. Il culto per l'Immacolata, in Sava, come pure in tutti gli altri centri vicini e più lontani, sicuramente è da porsi in relazione con la cosiddetta 'Carta di Casalnovo' (cioè lo statuto della casalnovitana/manduriana confraternita dell'Immacolata) che dal 1640 circa regolò la pratica e la diffusione di questo culto prima nel Salento, poi in tutto il Regno di Napoli per passare in altri stati italiani dell'epoca e diffondersi infine in tutta l'Europa cattolica. Imperatori, re e regine, ministri di governo, cardinali, persone d'ogni condizione chiedevano d'essere iscritti nell'elenco dei devoti che volevano osservare il cosiddetto digiuno a pane ed acqua secondo la 'Carta di Casalnovo'. Tale digiuno fino a circa 30 anni fa era ancora osservato, da parte di molte famiglie savesi, il 7 dicembre. La settecentesca casa dei Melle, cui la cappella era accorpata, fu demolita, quasi inutile precisarlo, nell'estate 1984 (autorità e tecnici del comune voltati, come tante altre volte, dall'altra parte!) per far posto a qualcosa che la decenza impone di non nominare. L'abbattimento dell'abitazione ha comportato, col tempo, l'indebolimento delle strutture della cappella stessa che necessita (oltre il necessario che pure è stato fatto per scongiurare più gravi danni) di un più efficace intervento di consolidamento e restauro. In tal senso un'intelligente proposta non è mancata da parte di due giovani savesi, studenti di architettra presso l'università di Firenze. Il loro accurato studio, diagnostico e propositivo, è stato pubblicato nel 1998 dal Gruppo Culturale Savese con prefazione della prof.ssa Patrizia Balenci dell'Università di Firenze, Facoltà di Architettura (vedasi tra le pubblicazioni a cura del Gruppo Culturale Savese). Circa il 'vecchia' , che sempre accompagna la denominazione di questa cappella, non si è trovata finora spiegazione non essendoci in Sava un altare, una chiesa, un'altra cappella, ecc. che possa, distinguendo, dirsi l'Immacolata 'nuova'. Forse, come spesso accade, la spiegazione è semplice: la statua (di 'pietra leccese') posta in cima all'acroterio, esposta agli agenti atmosferici, e troppo presto, per così dire, invecchiata, potrebbe aver dato origine alla denominazione tuttora tramandata. |